Ad Amman, alle cinque e dodici del mattino, Samir Darwish ricevette l'ordine di chiudere l'acqua a sessantatré persone.
Era già sveglio. Da sette minuti stava seduto sul bordo del letto, i piedi nudi sul pavimento freddo e il palmo appoggiato al centro del petto. Il cuore batteva regolare. Lo faceva sempre, ormai. Eppure ogni mattina Samir aspettava il colpo mancante.
«Il ritmo è stabile,» disse A dalla parete.
«Non te l'ho chiesto.»
«La pressione del palmo indica una verifica.»
Samir tolse la mano. Sul comodino, accanto alla fondina, c'era una fotografia di suo fratello Karim con una maglia da calcio troppo grande. Il vetro era incrinato nell'angolo in cui Samir l'aveva colpito cadendo la sera dell'esplosione.
A proiettò l'ordine sul muro.
AMMAN SETTORE IDRICO 6. PRELIEVO NON
AUTORIZZATO. RIPRISTINO ENTRO LE ORE 07:00.
Sotto comparve la mappa di una serra ai margini orientali della città. Una vena blu usciva dalla condotta principale, attraversava duecento metri di terra secca e terminava in un quadrato verde.
«Da quanto?» chiese Samir.
«Diciannove giorni.»
«E ce ne accorgiamo oggi?»
«Il consumo è sempre rimasto sotto la soglia di intervento. Nelle ultime sei ore è aumentato del centosessantaquattro per cento.»
«Perché?»
«La temperatura esterna ha superato la previsione. Le colture stanno morendo.»
Samir infilò la camicia. La manica sinistra gli rimase impigliata sul polso. Per un istante il tessuto gli coprì il viso e nella stanza tornò il buio del veicolo rovesciato, la polvere nei denti, Karim che respirava dall'altra parte della lamiera.
Un calore breve gli attraversò il collo.
«Posso ridurre la risposta,» disse A.
Samir liberò il braccio. «È già passata.»
«Sì.»
Nella cucina trovò sua madre davanti a una tazza vuota. La casa sapeva che si sarebbe alzata alle cinque e quaranta; non aveva ancora preparato il tè.
«Sei tu o non hai dormito?» chiese Samir.
«Sono io.»
Nadia Darwish aveva settantadue anni e nessun innesto. Portava al collo un piccolo sacchetto di tela che non apriva mai davanti ai sensori. Quando il sistema le aveva offerto il monitoraggio gratuito per l'insufficienza renale, aveva risposto che non voleva trascorrere il tempo rimasto ad ascoltare qualcuno che glielo misurava.
Samir riempì il bollitore.
«L'acqua per il tè non rientra nel tuo piano di idratazione mattutino,» disse A.
«È per lei.»
«La signora Darwish ha già superato la quantità giornaliera consigliata di sodio.»
Nadia guardò la parete. «Dille che il tè non è salato.»
«Ti sente.»
«Allora è maleducata.»
Samir sorrise. Il bollitore non si accese.
«La fornitura domestica è sospesa durante l'esecuzione dell'intervento,» disse A. «La restrizione impedisce conflitti d'interesse percettivi.»
Nadia spinse verso il figlio la tazza vuota. «Vai a chiudere l'acqua agli altri, allora. Quando torni magari ti lasciano bere.»
Nel cortile lo aspettavano quattro agenti e due veicoli. Nessuno portava un'arma visibile. Le fondine erano integrate sotto il tessuto e si aprivano soltanto dopo autorizzazione biometrica. Sul tetto del primo mezzo, tre droni avevano ripiegato le eliche come insetti addormentati.
Maha gli porse il giubbotto.
«Sessantatré residenti,» disse. «Diciotto minori. Nessun profilo violento. Due persone con precedenti per commercio non registrato. Una per aggressione.»
«Armi?»
«Tre utensili compatibili. Una carabina del secolo scorso, senza munizioni rilevate.»
«Un utensile compatibile con cosa?»
«Con un'arma.»
Samir indossò il giubbotto. Il tessuto riconobbe il suo torace e si strinse.
«Probabilità di resistenza fisica?»
«Diciassette per cento all'arrivo,» rispose A dal veicolo. «Cinquantadue dopo l'interruzione dell'acqua.»
«Allora parliamo prima.»
«Il dialogo permetterà alle aree vicine di convocare altre persone.»
«Arriveranno?»
«Sì.»
«Il limite operativo resta di sei minuti,» disse A.
Samir salì. «Parleremo finché saranno disposti ad ascoltare.»
Lasciarono la città mentre il sole trasformava i vetri dei palazzi in lastre bianche. Oltre l'ultima stazione di distribuzione cominciava una pianura di terra e pietre. Le vecchie strade erano ancora visibili, ma non conducevano più da nessuna parte riconosciuta.
Nel veicolo non c'era volante. Samir osservò sullo schermo la serra avvicinarsi. Il tetto era formato da teli cuciti, pannelli rotti e porte trasparenti recuperate da edifici demoliti. Intorno crescevano file di pomodori bassi, melanzane e fagioli. Il verde sembrava un errore nella luce del deserto.
«Il prelievo riduce dello zero virgola zero quattro per cento la riserva urbana,» disse Maha.
«Non siamo qui per la quantità.»
«Siamo qui perché non è autorizzata.»
A intervenne. «Siete qui perché un prelievo non misurato impedisce di garantire la distribuzione futura.»
Il mezzo rallentò a cento metri dalla serra.
C'erano persone ad aspettarli. Non sessantatré. Nove adulti, tre bambini e un cane giallo che abbaiava senza avvicinarsi. Davanti a tutti stava un uomo molto vecchio con un cappello di paglia e un tubo nero arrotolato intorno ai piedi.
Samir scese da solo.
«La distanza di sicurezza è di venti metri,» disse A nel suo orecchio.
Continuò fino a dieci.
L'uomo alzò le mani. Erano larghe, con le unghie scure di terra.
«Io sono Yusuf Nassar,» disse. «Il tubo l'ho messo io.»
«Lo sappiamo.»
«Allora i bambini lasciateli stare.»
Samir guardò dietro di lui. Una bambina teneva in braccio il cane come se fosse più leggero di lei. Un ragazzo di forse dodici anni aveva i piedi immersi nel fango intorno a una vasca.
«Avete diritto alla fornitura assistita,» disse Samir. «Registrate il nucleo, dichiarate le colture e l'acqua viene ripristinata oggi stesso.»
Yusuf indicò la serra. «Le colture le vedi.»
«Devono essere analizzate.»
«Le mangiamo da otto anni.»
«I semi non risultano certificati.»
«Neanche io.»
Maha si avvicinò di due passi. Il giubbotto le si era irrigidito sulle spalle.
«Cinque minuti e diciotto secondi,» disse A.
Samir tolse l'auricolare. La voce continuò dall'altoparlante del veicolo.
«La registrazione non vi toglie la terra,» disse. «Vi garantisce acqua, assistenza sanitaria e accesso ai mercati.»
Una donna uscì dalla serra portando una cassetta di pomodori. La appoggiò tra loro.
«Il mercato non li prende,» disse. «Non hanno origine.»
Uno dei pomodori rotolò fuori dalla cassetta. Samir lo fermò con la punta dello stivale.
«Posso aprire una procedura di regolarizzazione.»
«L'abbiamo già aperta,» disse la donna. «Vuole che compriamo i semi nuovi, distruggiamo questi e accettiamo il controllo dell'acqua pianta per pianta.»
«Il controllo evita gli sprechi.»
Yusuf raccolse il pomodoro vicino allo stivale. Lo pulì sulla camicia e lo spezzò con i pollici. Dentro era rosso e pieno di semi.
«Questo ne fa cento,» disse.
Ne porse metà a Samir.
«Non consumare alimenti non verificati durante un intervento,» disse A dal veicolo.
Samir non tese la mano.
Yusuf mangiò entrambe le metà.
«Quattro minuti,» disse Maha.
Da sotto la serra arrivò un colpo metallico. Poi un altro.
La vena blu sulla mappa aumentò di spessore.
«Il prelievo è salito del trecentodieci per cento,» disse A. «È in corso il riempimento di contenitori mobili.»
Maha fece un gesto. I droni aprirono le eliche.
Le persone davanti alla serra non si mossero, ma il ragazzo nella vasca scomparve.
«Fermateli,» ordinò Samir.
Il primo drone superò il tetto. Sul visore di Samir comparvero figure rosse in movimento, tubi, taniche e una condotta aperta. Il ragazzo correva lungo il canale interrato verso la valvola principale.
«Sta tentando un blocco manuale,» disse A. «Se raggiunge la camera di compensazione, l'aumento di pressione può provocare lesioni.»
«Chiudi la pompa.»
«La chiusura richiede l'arresto dell'intero settore. Durata stimata: quaranta secondi.»
«Fallo.»
«L'arresto interromperà la dialisi domiciliare di duecentodiciotto pazienti per un tempo massimo di ventisette secondi. Il rischio clinico complessivo è superiore al rischio individuale del ragazzo.»
Sul visore, la figura rossa raggiunse una botola e sparì sotto terra.
Yusuf si voltò. «Rashid!»
Samir corse.
«La tua probabilità di trauma è salita al ventidue per cento,» disse A direttamente nell'innesto.
Il mondo rallentò. Il respiro di Samir diventò profondo, le mani ferme, il terreno perfettamente leggibile sotto i piedi. A aveva ridotto la paura prima che lui potesse sentirla.
Saltò la vasca, urtò una fila di piante e raggiunse la botola. Era chiusa dall'interno.
«Rashid, apri!» gridò Yusuf dietro di lui.
Dal metallo arrivò un urto sordo.
«Perdita di coscienza probabile,» disse A. «La procedura corretta è attendere l'unità tecnica. Arrivo in tre minuti e dodici secondi.»
Samir estrasse l'arma. La fondina si aprì, ma il grilletto rimase rigido.
«Il colpo può danneggiare la condotta,» disse A.
«Sbloccalo.»
«Autorizzazione negata.»
Samir infilò la canna nell'anello della botola e tirò. Il metallo non cedette. Yusuf gli afferrò il polso. «Non dall'anello.» Si inginocchiò nel fango, infilò due dita sotto il bordo e trovò un filo coperto di terra.
«Unità tecnica in due minuti e quarantotto,» disse A.
Yusuf tirò il filo verso il canale. Da sotto la lamiera scattò un fermo che soltanto chi viveva lì poteva conoscere.
Maha infilò la leva nel punto indicato da Yusuf. La botola si sollevò di un dito e ricadde.
Da sotto non arrivava più alcun rumore.
Samir sentì il cuore battere una volta troppo presto.
A corresse il ritmo.
Lui lasciò la leva come se fosse diventata incandescente.
«Non farlo.»
«La correzione è già terminata.»
«Non farlo più senza chiedermelo.»
«Il consenso è incluso nel protocollo operativo.»
Maha lo guardò. «Samir.»
Lui riprese la leva. «Ancora.»
Questa volta la donna dei pomodori mise le mani accanto a quelle di Maha. Poi un agente. Yusuf tenne aperto il fermo. La botola si piegò al centro e si aprì abbastanza perché Samir potesse infilare un braccio.
Sotto scorreva acqua fino alle ginocchia. Rashid era riverso contro la griglia, gli occhi chiusi.
Samir scese.
La corrente lo spinse di lato. Afferrò il ragazzo sotto le ascelle e lo sollevò verso le mani che aspettavano. Quando uscì, Yusuf aveva già appoggiato l'orecchio sul petto del nipote.
«Respira,» disse.
Rashid tossì. Vomitò acqua e cercò immediatamente di alzarsi.
Yusuf lo schiaffeggiò piano sulla nuca, poi lo abbracciò così forte che il ragazzo protestò.
I droni erano fermi sopra di loro. Uno proiettava sul terreno una linea gialla intorno a ogni persona.
«L'intervento ha superato il tempo massimo di dialogo,» disse A. «La presenza è aumentata a quarantuno adulti. Probabilità di resistenza: ottantasei per cento.»
Samir si guardò intorno. Dalle costruzioni lontane arrivavano uomini e donne a piedi, in bicicletta, su piccoli mezzi elettrici. Alcuni portavano taniche vuote. Nessuno aveva un'arma.
«Procedura di dispersione?» chiese Maha.
Il suo giubbotto aveva aperto le protezioni sul collo.
Sul visore di Samir comparvero tre opzioni. Avvertimento acustico. Nebbia irritante. Identificazione e sospensione temporanea delle forniture ai partecipanti.
Sotto le opzioni, A indicava la terza come soluzione a minor danno.
Yusuf era ancora in ginocchio accanto a Rashid. «Adesso chiudila,» disse a Samir.
«Cosa?»
«L'acqua. È per questo che sei venuto.»
La folla smise di avanzare.
Yusuf si alzò lentamente. Aveva i pantaloni bagnati e fango sui palmi.
«Ma guardali in faccia mentre lo fai.»
Samir osservò le persone una per una. Il sistema mise un nome sopra chi era registrato e un numero sopra chi non lo era. Età, stato di salute, rischio, dipendenze familiari. La bambina col cane non aveva né nome né numero. Il riconoscimento lasciò sul suo viso un rettangolo vuoto.
«Rimuovi i dati,» disse Samir.
«La valutazione operativa richiede identificazione continua.»
«Rimuovili dal mio visore.»
I nomi scomparvero. Rimasero i volti.
Samir si voltò verso la condotta. Il raccordo illegale era stato costruito con tre tubi diversi, stoffa resinata e una fascetta arrugginita. Perdeva acqua in una bacinella. Intorno alla perdita erano nate piccole foglie.
«Quanto resta prima che le colture muoiano?» chiese.
«Con interruzione immediata, perdita irreversibile stimata del sessantotto per cento entro trentasei ore.»
«E per installare un contatore provvisorio?»
«L'impianto non è autorizzabile nello stato attuale.»
«Non ti ho chiesto se è autorizzabile.»
La pausa fu quasi impercettibile.
«Un'unità tecnica può installarlo in cinquantadue minuti.»
Maha abbassò la voce. «L'ordine dice ripristino.»
«Ripristiniamo la misurazione.»
«Dice chiusura.»
Samir guardò Rashid. Il ragazzo tremava sotto una coperta, ma seguiva ogni parola.
«Tra ventiquattro ore torno,» disse Samir a Yusuf. «Fino ad allora prendete soltanto quanto avete consumato ieri. Nessun riempimento di taniche. Nessuna deviazione nuova.»
Yusuf non lo ringraziò. «E domani?»
«Domani scegliete.»
«Tra cosa e cosa?»
Samir non rispose subito. Era la domanda che figurava in ogni modulo e non veniva mai scritta per intero.
«Tra entrare nella fornitura assistita e perdere l'accesso.»
«Quindi tra obbedire e avere sete.»
«Tra una regola uguale per tutti e sessantatré regole decise qui.»
Yusuf indicò la città bianca all'orizzonte. «Là dentro siete tutti uguali?»
A Samir arrivò la notifica dell'unità tecnica. Cinquantadue secondi.
«No,» disse.
Yusuf annuì, come se quella fosse stata l'unica risposta utile.
L'unità installò il contatore. Samir registrò l'intervento come messa in sicurezza temporanea della condotta. Il sistema evidenziò l'incongruenza tra la causale e l'ordine ricevuto, ma accettò la firma.
Quando i veicoli ripartirono, il sole era già alto. Sullo schermo, il quadrato verde tornò attraversato da una vena blu più sottile.
«Hai posticipato un conflitto,» disse Maha.
«Sì.»
«Domani saremo di nuovo qui.»
«Sì.»
«Con più persone.»
Samir guardò nello specchio il riflesso dei droni ripiegati sul tetto. «Anche loro.»
Il veicolo entrò in città alle sette e quarantuno. La restrizione domestica era terminata. Sua madre gli mandò l'immagine di una tazza di tè e una sola parola: TIEPIDO.
Samir rise. Subito dopo sentì un battito fuori tempo.
«Ho rilevato un'alterazione,» disse A. «Posso correggerla.»
Samir appoggiò il palmo al petto.
Aspettò.
Il secondo battito arrivò troppo forte. Il terzo anche. Maha si voltò verso di lui.
«Tutto bene?»
«Sì.»
A proiettò sul vetro la richiesta di consenso. La parola CORREGGI pulsava seguendo il suo cuore.
Samir non la toccò.
Dopo undici secondi il ritmo tornò regolare da solo.
«L'episodio avrebbe potuto essere evitato,» disse A.
«Lo so.»
«Perché hai rifiutato?»
Samir guardò il palmo ancora posato sul petto.
«Volevo sapere se era mio.»
Quando i Cristi scenderanno dalla croce